Google Discover: come funziona e come sfruttarlo

Ho deciso di iniziare subito con un argomento di rilevante importanza per il settore delle news online come Google Discover. Finalmente la prima newsletter di Editore Informato è pronta per essere inviata. Quando ho pensato a questo modello formativo e informativo non credevo che avrebbe avuto un tale interesse. Al momento sono oltre 120 gli iscritti, tutto sulla fiducia e questo mi ha incentivato a creare un prodotto che possa davvero essere utile.

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La dashboard di Google Discover

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Il grafico sopra riportato, mostra i volumi di traffico che vengono generati da questo canale di distribuzione (click verso il sito, impression ottenute sui device e il relativo CTR).
Google Discover è assolutamente un tassello da saper incasellare per un giornale online.

Intanto è bene ricordare che i dati di performance di Google Discover sono visibili all’interno di Google Search Console. Il report mostra l’andamento giornaliero e le URL degli articoli che hanno generato maggiore traffico sul sito.  
Purtroppo non c’è modo di tracciare il traffico su Google Analytics (lo ha confermato anche John Mueller in un tweet su specifica domanda.) anche se fino al 2018 era presente discover.google.com come refereal all’interno delle fonti in Google Analytics.
Con molta probabilità il traffico è stato sommato in altri source, come Googleapis.com (come si potrebbe capire dal grafico sotto riportato) e le pagine interessate sono il più delle volte quelle AMP, ma non in maniera esclusiva.

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Google ADS in Google Discover

Non tutti gli editori forse lo sanno, ma è possibile fare anche campagne pubblicitarie all’interno dei flussi di notizie di Google Discover. Questa opportunità e’ estremamente interessante per determinate attività di web marketing.
Inoltre la modalità di erogazione delle pubblicità, mostra un aspetto che riprenderemo in seguito in questa newsletter, quando Google afferma “Grazie agli indicatori di Google sul pubblico e sull’intenzione dei clienti, questo tipo di campagna ti consente di pubblicare esperienze pubblicitarie altamente personalizzate e stimolanti a livello visivo.

Google Discover nel dettaglio

Google Discover è stato presentato in Italia qualche anno fa, ma la documentazione ufficiale ha subito l’ultima modifica a fine Dicembre 2020. La “novità” che comunque lo caratterizza è che da un motore di ricerca sia stato fornito un flusso di contenuti che non sono determinati da una ricerca palesata. Provo a spiegare meglio: Google è per antonomasia il motore di ricerca, quindi lo strumento che ci permette di scoprire risorse in base alle ricerche che effettuiamo. Google Discover invece presenta contenuti di cui non abbiamo fatto nessuna ricerca. Ma allora cosa ci mostra? E perchè?

La risposta ufficiale è ovviamente Google stesso a fornirla: “mostra agli utenti contenuti correlati ai loro interessi, in base alla loro Attività web e app.

Quindi Google Discover  mostra una serie di contenuti che Google ha determinato possano essere di interesse per ogni singolo utente in base al suo comportamento online (e nell’ecosistema Google). In pratica tutto quello che facciamo e che riguarda in qualche modo Google, crea un nostro “avatar digitale” che ha gusti, interessi, comportamenti e caratteristiche. In base a questo nostro avatar (sia in termini di acquisto che di interesse), Google propone contenuti affini.

Per un editore online, sapere come poter sfruttare al meglio Google Discover è fondamentale, perchè il solo sapere cosa sia, non basta. A livello formale, Google da una serie di indicazioni su come usare al meglio Google Discover per gli editori:

  1. Le norme sui contenuti in Google Discover (https://support.google.com/websearch/answer/9982767?hl=it)
  2. Istruzioni per Webmaster (https://developers.google.com/search/docs/advanced/guidelines/webmaster-guidelines?visit_id=637459483072504374-2168996227&rd=1)

Nel momento in cui invece Google prova a sbilanciarsi sulle “best practice“, elenca questi punti:

  • Scegli titoli di pagina che catturino l’essenza dei contenuti, ma che non siano paragonabili a quelli tipici del clickbait.
  • Evita le tattiche per aumentare artificialmente il coinvolgimento utilizzando dettagli ingannevoli o esasperati nei contenuti di anteprima (titolo, snippet, immagini) per aumentare l’attrattiva o evitando di rivelare le informazioni fondamentali necessarie per comprendere l’argomento.
  • Evita le tattiche che manipolano l’interesse degli utenti cercando di provocare curiosità morbosa, eccitazione o scandalo.
  • Scegli contenuti opportuni in base agli interessi correnti, che raccontino bene una storia o forniscano informazioni uniche.
  • Fornisci date, intestazioni, informazioni su autori, pubblicazione, publisher, società o rete, nonché informazioni di contatto chiare per stabilire un rapporto di fiducia e trasparenza con i visitatori.
  • Includi immagini accattivanti e di alta qualità nei tuoi contenuti, in particolare immagini di grandi dimensioni che hanno maggiori probabilità di generare visite da Discover. Le immagini di grandi dimensioni devono avere una larghezza di almeno 1200 px ed essere implementate tramite l’impostazione max-image-preview:large o utilizzando le pagine AMP. Evita di utilizzare il logo di un sito come immagine.

Le micro interviste su Google Discover

Quanto scritto finora è quello che Google afferma del proprio prodotto, ma ho pensato che possa essere molto più utile analizzare quanto indicato anche a fronte di esperienze diverse, come quelle dei colleghi seo ed esperti di online a cui ho chiesto di partecipare ad un sondaggio su cosa ne pensassero di Google Discover. 
Ho intervista anche Davide Pozzi in maniera più approfondita, con una video intervista e un podcast.

Mini intervista a Giorgio Taverniti su Google Discover, esperto di digital marketing e divulgatore online

Domanda: Quale definiresti come descrizione più attinente a Google Discover? 

Risposta: Uno strumento di content distribution di Google basato su interessi palesati dai lettori.

Domanda: Quali sono secondo te le chiavi di performance, in Google Discover? 

Risposta: La capacità di generare interesse che Google riesce a intercettare attraverso lo studio del comportamento utente. Esempio: se pubblichi qualcosa che fa tanto traffico dai box di Google come Notizie Principali e simili.

Domanda: Hai una tua specifica “tecnica” per sfruttare al massimo Google Discover? Quale?

Risposta: Ottimizzarlo attraverso Search console, andando a ribattere temi per cui si è già entrati.

Mini intervista a Benedetto Motisi su Google Discover, giornalista, seo e divulgatore

Domanda: Quale definiresti come descrizione più attinente a Google Discover? 

Risposta: Uno strumento di content distribution di Google basato su interessi palesati dai lettori.

Domanda: Quali sono secondo te le chiavi di performance, in Google Discover? 

Risposta: Capacità di mantenere relazioni tra publisher e lettore.

Domanda: Hai una tua specifica “tecnica” per sfruttare al massimo Google Discover? Quale?

Risposta: Espanderei più il concetto di “relazioni” fra publisher e lettore, parlando dal punto di vista dell’utente. Personalmente ho utilizzato Discover dall’altra parte della barricata cliccando intenzionalmente sempre sugli stessi publisher e deviando ogni tanto il percorso su nuovi argomenti (e quindi una potenziale platea di altri publisher). Nel primo caso (stessi argomenti / stessi publisher) si tende quindi a non aprire spiragli a nuovi contenuti (è da circa sei settimane che vedo SEMPRE e solo lo stesso publisher circa i contenuti legati alle cryptovalute) mentre per quanto riguarda nuovo argomento (e publisher cliccati saltuarialmente, ambito: videoludico) vedo una proposta molto più ampia, addirittura 5-6 publisher nuovi a settimana con una rotazione molto forte. Per quanto sia un piccolo esperimento empirico, questo si ripercuote su due progetti: uno, solo pubblico nuovo e per niente fidelizzato, entra totalmente a caso su discover (sarà capitato 10 volte in un anno), l’altro ,con forte fidelizzazione (56% del traffico) ha numeri pressoché quotidiani da questa fonte.

Google Discover: la video intervista con Davide Pozzi

Potete vedere la video intervista completa (1 ora e 27 minuti) con Davide Pozzi. Purtroppo la webcam mi ha tradito poco prima della registrazione.

Le mie personali considerazioni

Le ipotesi sono diverse e le due che mi hanno incuriosito maggiormente sono:

1. Allo stesso modo di Facebook ADS, in Google Discover esiste un principio di “gruppi simili“. In pratica lavorando per cluster di interessi, mostra contenuti a gruppi di account simili. Le similitudini sono gli interessi forti palesati nel comportamento online: fede calcistica, specifica tematica di interesse, query più frequenti effettuate in search.

2. Il comportamento su un sito e su uno specifico contenuto. Nel dettaglio, quei siti che riescono a far compiere più azioni ai lettori (sfogliando più pagine, ad esempio) forniscono agli occhi di Google un parametro valoriale, per cui associa questo comportamento come una “fidelizzazione” a quella risorsa o tematica e quindi tende poi a mostrare quei siti. Quando su un sito web arrivano altissimi picchi di traffico da Google Discover è segno che l’algoritmo sta funzionando alla perfezione.

Google Discover in pillole

  • Google Discover è un eccellente canale di distribuzione dei contenuti che può generare davvero molto traffico su un sito web editoriale.
  • E’ utile analizzare il traffico che proviene da Google Discover in Google Search Console, per capire quali contenuti andare a proporre ai propri lettori.
  • E’ fondamentale seguire le linee tecniche richieste da Google. (con particolare attenzione alla dimensione e qualità delle immagini: almeno 1200px)
  • Migliorare capacità di mantenere relazioni tra publisher e lettore, anche attraverso modi per far leggere più risorse/articoli/pagine al lettore.

Link a risorse utili